I FRANTOI DI VALVA CIRCA SESSANTA ANNI FA.

Qualche giorno fa un nostro giovane lettore, Vincenzo Valletta, ci ha scritto per ricordare la lunghissima tradizione frantoiana della sua famiglia, attestata documentalmente fin dal 1902, ma forse risalente a molto prima. Ci scrive anche il giovane Valletta che “…è opportuno ricordare che il frantoio, o meglio u’ trappet’, a Valva ha sempre rappresentato, sin dalle epoche più remote, un luogo di ritrovo e di ristoro per i valvesi, che dopo una dura giornata di lavoro negli uliveti si ritrovavano a cenare tutti insieme e a scambiarsi qualche chiacchiera in attesa della lavorazione delle proprie olive…”. Così continua poi la lettera: “…sono molteplici i capifamiglia che hanno prestato servizio presso l’oleificio Valletta; c’è chi con il proprio mezzo andava nei terreni a caricare le olive dei clienti per portarli in azienda, prestando così un servizio per conto terzi, retribuito dall’oleificio; altri, invece, che, emigrati in Germania, restavano lontani per mesi dai loro cari e trovavano nell’oleificio Valletta una forma di ricchezza che gli consentiva di  rientrare…per la durata della campagna olearia; altri che, avendo i mezzi (camion), contavano sulla produzione delle olive per poter recuperare un poco di lavoro extra, portando così le sanse in posti lontani come ad esempio Venosa.”

La tradizione olearia del nostro paese è certamente importante sia per quantità che per qualità, basti pensare ai numerosi riconoscimenti assegnati in manifestazioni internazionali all’olio del marchese. Gozlinus dovrà sicuramente tornare sull’argomento e sui suoi molteplici risvolti. Per il momento vogliamo riportare l’elenco dei frantoi presenti a Valva all’inizio degli anni sessanta, elenco che ci ha fatto un amico, Silvio Annunciata, scusandoci per qualche possibile errore od omissione, entrambi dovuti al lungo lasso di tempo trascorso. C’era naturalmente il frantoio di Michele Valletta, bisnonno del giovane Vincenzo, in una traversa sotto Piazza Castello. In un fabbricato di via San Biagio c’era quello del Marchese, da poco defunto e quindi gestito dall’amministratore dei Cavalieri di Malta, Emilio Foselli, il quale a sua volta era proprietario di un altro frantoio adiacente alla Chiesa di San Giacomo. Nella chiazza ve ne erano due: uno di Vito Conte ed un altro di Carmine Cuoco ( quest’ultimo più tardi passò a Geremia Forlenza ).

In primo piano Geremia Forlenza e dietro di lui Mario Caldarone.
Poco più lontano, in Piazza dell’Olmo, vi era il frantoio di Michele Cuozzo e, andando verso il Castello si trovava quello di Antonio Masi. Nella vicinanze di via Pezza c’era il frantoio di Francesco Strollo. In via della Congregazione vi era quello di Luigi Freda. In via Porta del Niglio ve ne erano due: quello di Angelo Michele Torsiello e quello di Giacomo Cecere. Due anche in via Roma: uno di Antonio Marcelli e l’altro di Raimondo Feniello. La famiglia Gaudiosi ne possedeva uno nel proprio palazzo in Corso Umberto I. Francesco Sica ne aveva due: uno in Rione Nuovo San Vito e l’altro in via San Vito. In questa strada vi era anche quello di Michele D’Ambrosio, mentre nella vicina via Cappella c’era un frantoio detto dei napoletani. L’amico Annunciata ricorda un solo frantoio ubicato in campagna, al Vallone della Noce, di proprietà di Giuseppe Marciello.
Come si vede siamo arrivati a ben 19 frantoi e, forse, qualcuno è stato dimenticato. Di essi solo due all’epoca funzionavano con l’energia elettrica. Tutti gli altri si affidavano alla forza ed alla pazienza dei ciucci.
 
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